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LE ORIGINI DEL CARNEVALE

Lo sapevate che il carnevale lo ha inventato un bambino?

Ce ne parla addirittura Virgilio nelle Bucoliche.

L’autore nella quarta egloga dell’opera narra l’avvento di un misterioso fanciullo nei campi del Lazio. Venuta che per l’autore segna il rinnovo del regno di Saturno, nella mitologia romana antico dio latino, a più riprese favoleggiato come divinità dell’abbondanza, fautrice dell’età dell’oro. Secolo auro che la mitologia canta come stato di grazia e cospicuo benessere, un’età splendida in cui non vige né legge né potere. Letteralmente una “eterna primavera” di libertà, pace, giustizia e fratellanza in cui gli uomini vivono emancipati dal sentimento della fatica e della paura, al riparo da ogni pericolo e obbligazione.

Queste condizioni di tempo splendido sono state poi rievocate nei giorni di Saturnalia, la più importante festa popolare e religiosa dell’antica Roma. Solennità onorante il dio Saturno e che per i suoi caratteri rievoca in un certo modo il nostro carnevale, nonostante la sua ricorrenza nel mese di dicembre.

In queste giornate di festa e lussuria illimitata i saturnali celebrano con conviti e banchetti un “tempo oro” di ritrovata fratellanza e licenza condivisa, divertendosi nel senso più etimologico del termine, ovvero sovvertendo l’ordine sociale. Un mondo alla rovescia in cui gli schiavi sono uomini temporaneamente liberi, persino di mettere in caricatura la classe nobile con parate che sfoggiano colori sgargianti e buffe maschere.

Non ci stupisce, seguendo il racconto di Virgilio, che sia stato proprio un puer a portare l’aurora di un tempo edenico, divampato a principio di carnevale e gioco, che sempre è cerchio magico di libertà, fantasia e capacità di ribaltamento.

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